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«Carissimi amici e membri del Percorso della vita,
vi ringrazio di cuore per l’opera che state portando avanti per aiutare i carcerati.
Io sono stato 18 anni Cappellano delle carceri del Madagascar e 8 anni anche Cappellano nazionale. La situazione inumana delle carceri del Madagascar tocca l’incredibile. Noi stessi abbiamo cercato di venire incontro con diverse iniziative ai loro bisogni vitali, e aiutare le loro famiglie.
Anche ora dall’Italia li seguo e li aiuto secondo le mie possibilità.
Grande è stata la mia gioia quando ho visto che la vostra associazione ha voluto sposare la loro causa. Ho visto con i miei occhi le realizzazioni fatte dal vostro gruppo nel carcere in questione, che le vostre responsabili hanno conosciuto e dove sono molto conosciute.
Il Signore vi benedica tutti e vi ricompensi per l’aiuto che date a quei sofferenti, che, il più delle volte sono anche innocenti, o solo colpevoli a causa della loro miseria.»
Vi saluto cordialmente
P. Angelo
... dedicateci solo un minuto del vostro tempo leggendo questo appello... grazie
In seguito alle ormai ben note vicissitudini che si sono svolte in questi giorni in Madagascar, siamo qui a chiedere il vostro aiuto. Un aiuto concreto, che si traduca in cibo, quindi in latte, in riso, in zucchero, in medicinali e in tutto ciò di cui si ha bisogno giornalmente per vivere.
La crisi politica ha avuto come conseguenza un innalzamento dei prezzi, quindi la vita è diventata per tutti più cara.
Non dimentichiamo che un malgascio guadagna mensilmente circa trenta euro... come potrà vivere ora?
Cosa possiamo fare noi come associazione per aiutare le persone del Madagascar, quelle persone che direttamente o indirettamente abbiamo conosciuto?
Questa è la domanda che tutti noi ci poniamo in questi giorni così drammatici. La loro richiesta è di aiuto e la nostra risposta deve essere un aiuto. Impegniamoci tutti, doniamo quello che avremmo speso in questo weekend per noi, per i nostri divertimenti, a loro.
Facciamolo subito… loro non possono più aspettare. I nostri riferimenti e amici in Madagascar, penseranno a comprare tutto quello che occorre per chi ha più bisogno: le persone alle quali ci siamo rivolte per la realizzazione dei nostri progetti, si occuperanno di ricevere i nostri aiuti e di gestirli nel giusto modo.
Nel frattempo ci auguriamo che la situazione migliori. I colloqui tra il presidente del paese ed il sindaco di Antananarivo sono ripresi grazie anche alla mediazione della chiesa e delle Nazioni Unite. Un messaggio di speranza è arrivato, ma la situazione rimane instabile e delicata, ed il nostro aiuto è quanto di più reale e concreto si possa fare.
Ricordatevi che anche un piccolo gesto può trasformarsi in vita per qualcuno.
Grazie per il vostro appoggio.
“Cari amici,
nell’ultimo mese ci sono giunte insistenti richieste d’aiuto da uno dei due carceri in Madagascar dove abbiamo in corso dei progetti. Come qualcuno di voi già sa, abbiamo portato avanti opere di ristrutturazione e coltivazione di riso per dar un aiuto, non certo esauriente, alla nutrizione minima dei detenuti. Il missionario malgascio, nostro referente, la cui esclusiva attività è quella di portare aiuti nella prigione, ci ha comunicato che la situazione già molto critica è peggiorata. Come in ogni carcere del paese la situazione è diventata drastica per il fatto che il numero dei detenuti è ulteriormente aumentato.
I detenuti soffrono le conseguenze di carenze alimentari e scarsissima igiene. Avevamo deciso di iniziare la costruzione di un altro WC dopo quello realizzato lo scorso anno. In tutto sarebbero stati tre bagni per circa trecento persone. Con la presenza di servizi igienici si possono evitare ovviamente moltissime patologie.
Ma abbiamo dovuto dar la priorità ad altro: ultimamente la normale carenza di cibo è andata peggiorando e a ciò si è aggiunta la mancanza d’acqua. Il tutto è dovuto all’estrema difficoltà nel carcere, di reperire ogni genere di prima necessità. Infatti, se per chi ha parenti vicini può essere parzialmente soddisfatta, per i molti che non hanno parenti vicini è veramente tragica. Per chi è malato e non più giovane è a rischio quotidiano di vita.
Lo scorso anno, grazie al contribuito degli amici che ci hanno sostenuto, abbiamo fatto coltivare un terreno che ha permesso al nostro referente di dar da mangiare un piatto di riso, almeno una volta a settimana, a 150 detenuti tra i più denutriti. Ora dobbiamo cercare di aumentare la coltivazione di riso. Per far questo ci rivolgiamo ancora una volta a voi che ci avete già aiutato e ad altri amici che ancora non ci conoscono.
I fondi raccolti serviranno a pagare l’affitto del terreno e a pagare la manodopera di chi lo coltiva.
Vi chiediamo di collaborare in qualunque modo possibile, anche sensibilizzando le persone vicine o dandoci dei consigli. Come si è già detto, esistono realtà differenti dalla nostra, dove ancora oggi con un piccolo gesto concreto di molti, possiamo alleviare la sofferenza di qualcuno. Già il fatto di confrontarci può essere un germoglio.
Come alcuni nostri amici hanno già fatto, un modo utile di raccogliere fondi, potrebbe essere quello di destinare la somma che raccogliete per i regali tra amici e colleghi (in ricorrenze come compleanni o altri eventi), al progetto di sostentamento del carcere. Ognuno è libero di inventare il proprio modo e magari di suggerirlo. Lo si può fare personalmente nel proprio quotidiano.”
Ass. Il percorso della vita