Ass. Il percorso della vita


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viaggio in madagascar 2005 2006

foto e racconti

PRIMO VIAGGIO IN MADAGASCAR...
il non avere niente e l'avere tutto, Dicembre 2005/Gennaio 2006


"Perché il Madagascar?": nel pellegrinaggio in Terra Santa al quale abbiamo partecipato nel mese di marzo 2005, abbiamo incontrato un padre dell'ordine dei trinitari che è stato missionario per 32 anni in Madagascar... quello fu il principio di tutto.

Il diario di Daniela:

25/12/05:
è arrivato il giorno che stavamo aspettando, il giorno della partenza per il Madagascar; con me ci sono due persone molto importanti, che mi hanno dato la forza ed il coraggio di affrontare questo viaggio, loro sono Cristina e Federica. Sono le 16:35, stiamo a Roma all'aeroporto, stiamo per partire per andare a Parigi, dove faremo scalo. Sono molto agitata ma nello stesso tempo non vedevo l'ora che arrivasse questo momento, spero tanto di essere forte in qualsiasi situazione. Sono le 20:00 siamo arrivate a Parigi, ci siamo fermate a dormire in un albergo vicino l'aeroporto.
26/12/05:
siamo all'aeroporto di Parigi, sono le 09:15 e stiamo per partire, affrontiamo dieci ore di volo. Sono le 23:00... siamo arrivate all'aeroporto di Antananarivo (la capitale), ad aspettarci c'è Emile, sarà la nostra guida per tutto il viaggio. Stiamo salendo nel furgoncino bianco di Emile che ci porta a dormire in una casa al centro città. Nel piano inferiore c'è la cucina, poi saliamo le scale e troviamo una sala da pranzo, una camera da letto e un bagno interno con doccia (abbiamo anche la televisione ma danno solo programmi in francese).
27/12/05:
inizia il nostro viaggio in Madagascar, Emile ci porta a conoscere i padri trinitari, lì incontriamo padre Alberto Pesce, è un uomo molto forte, ha novanta anni ma non si arrende mai, è da cinquanta anni missionario in Madagascar. Lo stesso giorno siamo andate a Moramanga, una città a 120 km da Antananarivo dove ha lavorato per tanti anni padre Angelo. Qui abbiamo visitato la casa e le opere dei trinitari; ci sono volute due ore per andare e due per tornare. Mentre viaggiamo vediamo dei prati verdi e delle risaie molto grandi e il cielo ha delle nuvole che sembrano finte... la terra è rossa.
28/12/05:
cominciamo la scesa verso il sud dove visiteremo Antsirabe (circa 175 km da Antananarivo). Anche qui lavorano i trinitari dove ci siamo fermati per la notte. Ci hanno ospitato in una stanza con tre letti e il bagno era in comune. La sera abbiamo mangiato riso, verdure e un formaggio fresco. Ci hanno fatto bere l'acqua di riso (molto buona ed indicata per chi ha problemi di diarrea). Ad Antsirabe abbiamo visitato il carcere.
29/12/05:
continuiamo il nostro viaggio fino a Fianarantsoa (circa 420 km da Antananarivo); strada facendo abbiamo visitato Ambositra dove si fa tutto l'artigianato del Madagascar. Anche a Fianarantsoa ci sono i trinitari che come sempre ci ospitano per la notte. Abbiamo dormito in una stanza con un letto, due materassi sul pavimento ed il bagno in comune con gli altri. La sera mentre dormivamo abbiamo sentito cantare; ci siamo affacciate dalla finestra ed abbiamo visto dei ragazzi che ballavano e cantavano intorno ad un fuoco.
30/12/05:
siamo in viaggio e stiamo per arrivare al parco nazionale dell'Isalo (circa 250 km da Fianarantsoa): qui si possono vedere i lemuri... se saremo fortunate perché non è facile. Abbiamo una guida che ci porta a visitare il parco. E' stata una giornata bellissima. Abbiamo camminato in una foresta tra le montagne; abbiamo fatto il bagno nelle piscine naturali e siamo state fortunate perché abbiamo visto i lemuri! Dopo questa bellissima giornata Emile ci ha portato nel luogo dove abbiamo dormito; erano delle piccole casette. All'entrata c'era un letto matrimoniale e il bagno, poi si salivano le scale e c'erano tre letti. All'Isalo abbiamo anche trascorso la notte del 31 dicembre; siamo andate a mangiare in un ristorante locale e dopo abbiamo ballato in compagnia dei camerieri e di tanta gente del posto. Ci siamo divertite tanto.
01/01/06:
siamo in viaggio verso Ifaty - Tulear dove arriveremo sul canale del Mozambico. Mentre siamo in viaggio facciamo tappa in un villaggio dove ci sono tanti bambini. Abbiamo scattato tante foto e regalato loro le caramelle. Siamo arrivate al mare... è fantastico. Abbiamo dormito in un bungalow con il tetto in paglia; dentro c'era un letto matrimoniale, un letto singolo e un bagno. La sera mangiavamo fuori in una veranda con alle spalle il mare e mentre mangiavamo si vedeva il tramonto. Il giorno dopo siamo andate a vedere la barriera corallina, è stato bellissimo. Sono passati già due giorni... ed è quasi arrivato il momento di ripartire.
03/01/06:
siamo in partenza per risalire fino a Fianarantsoa; siamo arrivate, ci fermiamo a dormire dai padri trinitari.
04/01/06:
stiamo risalendo fino ad Antananarivo. L'ultimo giorno è venuta a trovarci suor Flaviana, una persona allegra che sta sempre in movimento... lei vuole fare sempre di più.
08/01/06:
il nostro viaggio è terminato, sono le 01:20 siamo all'aeroporto di Antananarivo. Siamo arrivate a Parigi alle 10:25 e alle 12:35 partiamo per Roma. Alle 15:00 siamo arrivate a casa. Tutto indimenticabile!!!


Il diario di Cristina:

Tutto è nato dal viaggio in Terra Santa. Ho sempre pensato che la mia prima volta in Africa dovesse essere non in un villaggio turistico. Ma non sapevo come fare.. ho aspettato ed il momento è arrivato. Forse una casualità, forse un segno del destino o forse per nessun motivo in particolare. Fatto sta che ho colto l'attimo. Per me è stata un'occasione unica l'aver conosciuto in Terra Santa dei missionari che hanno trascorso molti anni in Africa e in altri paesi del mondo. In particolare padre Angelo ha lavorato 32 anni in Madagascar. Così a marzo 2005 eravamo in Terra Santa e a dicembre dello stesso anno in Madagascar. Tutti i mesi precedenti al viaggio per me sono stati di preparazione. I racconti di padre Angelo, le informazioni su internet, la guida turistica.. mi sono fatta un po' di idee, ma niente ti prepara davvero ad un mondo così diverso sotto tanti aspetti, se non il viaggio vero e proprio. Poi non sapevo a chi affidarmi sul posto, avevamo bisogno di una guida che sapesse anche un po' di italiano (non conosciamo bene il francese). E così un giorno, quando mi trovavo in visita a Roma dai padri trinitari, ecco che arriva Emile. Un signore malgascio che non conosce solo l'italiano e la sua lingua, ma anche il francese e l'inglese. Emile in Madagascar, oltre ai mille lavori che svolge, accompagna anche i turisti in giro per il paese. Averlo incontrato a Roma quel giorno, quand'ero proprio in cerca di qualcuno per il mio viaggio.. anche questo per me è stato un segno. Presi accordi con lui. Decisi di intraprendere un viaggio alla scoperta di un nuovo mondo, poiché si trattava del primo viaggio. Quindi concordammo di visitare sia le opere di vari istituti religiosi, che alcune bellezze naturali del paese. Ok... era tutto pronto! C'era solo un piccolo particolare.. il mio passaporto era in scadenza e non me ne ero accorta. Questo fatto ha contribuito notevolmente alla mia gastrite! Ma ce l'ho fatta, sono riuscita a ritirarlo in tempo. Partiamo, noi siamo: Federica, Daniela ed io. Che emozione! Cosa ci aspettava? Cosa avremo visto? E come sarebbero cambiate le nostre vite?
Arriviamo ad Antananarivo, la capitale del Madagascar, di notte. Un caldo ed un umidità pazzeschi. Noi eravamo vestite a strati dato che siamo partite a dicembre e che soprattutto a Parigi, dove abbiamo fatto scalo, faceva molto freddo. Ricordo che appena partiti dall'aeroporto in direzione del nostro appartamento, abbiamo visto dei bambini che tiravano e spingevano dei carretti pesantissimi carichi di pietre. Bambini?.. Di notte? E purtroppo questa è l'immagine che conservo di ogni nostro arrivo in Madagascar e, ancora ora a ripensarci mi si chiude lo stomaco. Il giorno dopo il nostro arrivo siamo partiti per Moramanga, a circa due ore da Antananarivo. Siamo andati con Emile, la moglie e due figli. La strada per Moramanga è buona; qui si trovano i padri trinitari dai quali ci siamo fermati, conoscendo padre Carmine. Il viaggio è stato bello e si incontra una natura che lascia a bocca aperta. Il paesaggio in Madagascar cambia velocemente e la natura è verde e rigogliosa. Le risaie creano un'atmosfera particolare e rilassante.. intervallate dalle casette rosse di fango dei malgasci che vivono in campagna. Il giorno dopo Moramanga iniziamo la nostra scesa verso il sud. Ci fermiamo prima ad Ambositra dove fanno tutto l'artigianato del Madagascar. Ah.. quasi dimenticavo di descrivere il nostro appartamento in capitale. Devo dire che stavamo bene. Avevamo un salottino, una stanza, pensavamo solo un bagno (dopo, data l'urgenza, ci saremmo accorte dell'esistenza di un altro bagno esterno), ed una cucina al piano inferiore. Torniamo a noi, ad Ambositra abbiamo comprato molti oggetti di legno, tele batik e tante altre cose. I malgasci sono famosi per il loro artigianato e per la loro capacità di recuperare qualsiasi materiale. A parte la loro arte nel dipingere e nel creare oggetti in legno, abbiamo visto e comprato lungo la strada delle macchinette create con pezzi di lamiere di scarto. Dopo Ambositra, siamo andati ad Antsirabe. Qui siamo stati ospitati dai padri trinitari e siamo entrate per la prima volta in un carcere del Madagascar.
Antsirabe è una città grande e, come in tutti i centri urbanizzati la miseria è più grave che nei villaggi. Come anche ad Antananarivo si vede un po' di tutto; dagli autisti dei pousse-pousse che dormono stremati su questo piccolo mezzo che da loro da vivere, coperti da un telo di plastica (e per molti è anche la loro casa); tantissimi bambini che vanno in giro anche da soli, a piedi nudi; le persone che svolgono ogni tipo di micro-attività; poi si vede moltissima gente con problemi fisici (apprenderò poi che molti di questi problemi sono dovuti alla malnutrizione). Insomma per noi che non siamo abituati a vedere così tante cose negative tutte insieme è un po' uno shock. Ma c'è un qualcosa nel loro modo di vivere che si differenzia dal nostro. Noi passiamo molto tempo in casa anche da soli. Invece in Madagascar c'è la vita in ogni sua espressione, bella o brutta, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Ecco si, l'impressione è proprio questa, fa quasi male agli occhi tutta quella vita. Ad Antsirabe abbiamo visitato il carcere. Ero molto emozionata e non sapevo quale sarebbe stata la mia reazione. Entriamo, davanti a noi tantissimi occhi di uomini che ci guardano e probabilmente si chiedono cosa siamo venute a fare. Poi entriamo tutti nella cappella, dove loro, con il dono del canto che hanno, iniziano a cantare le loro belle canzoni per noi. Ricordo che poi quella canzone me la sono fatta ripetere da Emile per tante volte. Dopo le canzoni uno di loro fa un breve discorso di ringraziamento per noi; in Madagascar c'è quest'usanza, che ovunque si va, sia l'ospitante che l'ospite alla fine dell'incontro dicono due parole per ringraziare. Così anche in carcere. Poverini, ma ringraziare di che? Noi da turiste sprovvedute non avevamo pensato di portar niente in dono... Della visita, oltre alla grande emozione provata perché ero lì in quei luoghi dove padre Angelo aveva lavorato così tanto, ricordo l'umiltà di quel signore che fece il discorso. Ricordo che usciti dal carcere in macchina c'era silenzio ed Emile ci chiese come stavamo; ma nessuna di noi aveva tante parole, ma lacrime si. Ad Antsirabe la sera c'era un cielo stupendo, davvero uno di quei cieli africani di cui si sente tanto parlare. Dopo aver cenato con patate, riso ed una scatoletta di carne, andammo sul balcone dove padre Ettore ci illustrò tutta la costellazione. Poi andammo a letto. Dormivamo in una stanza con tre letti ed un lavandino, i bagni erano esterni. Se non sbaglio qualche zanzara ci fece compagnia.. ma niente rispetto a quella notte all'Isalo nel sud. Dormire non era facile poiché la pasticca per la malaria dava i suoi effetti di sogni vividi e insonnia. Ad Antsirabe abbiamo anche visitato un istituto gestito dalle suore che accoglie bambini e ragazzi con problemi fisici e mentali.
Dopo Antsirabe procediamo ancora più a sud fino a Fianarantsoa, sempre ospitate dai trinitari. Ricordo che dormivamo al piano sotto la cucina. Federica ed io su due materassi per terra e Daniela su un letto accanto a noi. Alla finestra c'erano delle sbarre di ferro molto grandi. Nella stanzetta accanto dormivano Emile e Tahiri. Mai partire per un tour con le valigie così grandi, non servono a nulla ed ogni volta per scaricarle si fa fatica.. e Tahiri ci aiutava sempre. Vabbè anche queste sono tutte cose da imparare. Il ricordo più bello a Fianarantsoa è di quella notte in cui all'improvviso sentimmo dei canti.. erano voci di bambini. Fede, Dani ed io ci affacciammo alla finestra ed intorno ad un fuoco grande si potevano vedere tanti bambini di varie età che cantavano a squarciagola. Bambini? Di notte? Così da soli per strada? E si.. di notte si scopre tutto un altro mondo ancora. Quando ci videro che riprendevamo con la telecamera cominciarono ad urlare ancora di più... Non so bene cosa ha provocato in me quello spettacolo. Non so descriverlo bene.. tante emozioni insieme e rabbia. Ricordo che a Fianarantsoa, andando in giro per la città alla ricerca di schede telefoniche, i bambini ci fermavano dandoci i loro indirizzi e chiedendoci di non dimenticarci di loro una volta tornati in Italia.
Ancora più a sud verso il parco nazionale dell'Isalo. Qui abbiamo soggiornato in un bungalow vicino al villaggio di Ranohira (rano in malgascio significa acqua e hira è una specie di lemuri che popolano il Madagascar). All'Isalo visitiamo appunto il parco facendo due percorsi a piedi molto lunghi e bellissimi: il primo nella foresta tropicale ed il secondo nella savana. Che spettacolo della natura! Ci accompagna una guida del posto. Mi ricordo che ci controllava a vista.. sapete quella nostra abitudine di mettere in bocca ramoscelli o foglie mentre passeggiamo nei nostri campi? Ebbene lì è meglio perderla perché molte piante sono velenose. La guida ci disse che nell'antichità usavano le piante velenose come prova di verità per chi commetteva un reato: se l'imputato mangiava la pianta e sopravviveva, era innocente; al contrario se moriva.. era colpevole. La foresta tropicale è qualcosa di straordinaria, una vegetazione verde e intensa. Abbiamo fatto il bagno in alcune piscine naturali.. a ripensarci ora.. ma in Madagascar non ci sono i coccodrilli! Vabbè è andata pure questa, forse non era periodo. La savana anche è stupenda, non vedevo l'ora di visitarla. Ma non vi aspettate la classica savana africana in cui dovete star attenti agli animali feroci, in Madagascar non ce ne sono. Anche qui abbiamo fatto il bagno in una stupenda oasi. Siamo stati fortunati perché siamo riusciti a vedere i lemuri. Che animali particolari, sono praticamente gli antenati delle scimmie e ce ne sono di tantissime specie in Madagascar; noi abbiamo visto gli "indri-indri". Nella savana abbiamo anche visto i "baobab nani"; in Madagascar ci sono sette specie di baobab (se non sbaglio) e in tutta l'Africa solo una. La savana ha dei colori stupendi e mette pace. All'Isalo abbiamo festeggiato il Capodanno in un piccolo ristorantino. E' stato divertentissimo, abbiamo ballato con i camerieri stessi ed i proprietari, non vi dico come ballavano!
Dopo l'Isalo la nostra ultima tappa era Tulear e poi Ifaty per vedere il canale del Mozambico. Lungo la strada per Tulear ci siamo fermati in un villaggio con tanti bambini. Mentre camminavamo con la macchina ed i finestrini abbassati ci sembrava che un enorme phon stesse puntando la sua aria bollente (dire bollente è poco) verso di noi. Eravamo quasi sotto il tropico del capricorno e si sentiva! Giunti a Tulear mangiammo in un ristorante indiano lungo la strada. Ricordo che intorno a noi gironzolavano tanti bambini in attesa che noi turisti lasciassimo qualche scarto da mangiare per loro. Noi i turisti... Il ricordo qui è di un bambino che salutai con il saluto tipico dei bambini del Madagascar, un gesto particolare con le mani. Era bellissimo quel bambino. Dopo Tulear ci dirigemmo ad Ifaty per vedere il canale del Mozambico e la barriera corallina. Chiesi ad Emile di portarci in un posto dove non ci fosse molta prostituzione, e si... anche qui l'uomo bianco arriva per distruggere. Ricordo che dopo ore di strada non asfaltata arrivammo in un piccolo centro gestito da francesi, dove dormimmo in bungalow con il tetto in foglie di palma. All'interno un letto matrimoniale, uno singolo, le zanzariere; un pareo come porta del bagno. Il tutto molto semplice ed affascinante, come dovrebbe essere in ogni luogo del genere, senza lusso o altre cose inutili. La cosa più bella da ricordare sono sicuramente i tramonti sul canale del Mozambico, la più brutta, la dissenteria che non ci abbandonava. Mamma mia... per giorni e giorni non si fermava, comunque è stato un grande insegnamento di autocontrollo. Ricordo che la notte c'erano tantissime zanzare e che non si respirava dal caldo. Un caldo secco che ti levava il fiato, non si muoveva una foglia! In ogni caso anche se stavo male, porto con me un bellissimo ricordo di quei giorni.
Dopo Tulear ed Ifaty cominciammo la salita verso Antananarivo, ci fermammo dalle suore di Tulear e dalle orsoline di Ivato Ambositra, dove una suora mi diede un medicinale per calmare gli spasmi dello stomaco. Così mi addormentai praticamente per tutto il viaggio.
Così due giorni dopo essere tornati ad Antananarivo partimmo per l'Italia. Eravamo contente di tornare, soprattutto perché in quegli ultimi giorni eravamo state male.. e viziate come siamo volevamo le comodità della nostra casa. All'aeroporto di Roma i nostri parenti non ci riconoscevano per quanto eravamo dimagrite. Eppure fin dal giorno dopo un chiodo fisso nella mente che non si è più tolto: il Madagascar ci è rimasto nel cuore. Impossibile dimenticare un'esperienza del genere.. si può solo portarla con sé a vita. Allora piano piano abbiamo deciso da far qualcosa... ed eccoci qui...


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