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viaggio in madagascar 2010

foto e racconti

Quarto viaggio in Madagascar 28 agosto - 16 settembre 2010

FIADANANA   HO   ANAO   RY  RAHALAHY  -   PACE  A   TE  FRATELLO


il diario di Cristina
Ciao a tutti, da poco siamo rientrati dal Madagascar, il 16 settembre per l'esattezza, e solo ora riesco a mettere insieme un po' di emozioni e tradurle in parole.
Non è stato facile, seppur per pochi giorni abbiamo vissuto tante ed intense esperienze...
Siamo arrivati in Madagascar il 29 agosto di sera, ed una volta fuori dall'aeroporto, la stessa sensazione che ti prende al cuore e fa calare di colpo un velo tra i due mondi... ti domandi: cosa fanno di notte dei bambini così piccoli, soli, che spingono dei carretti incredibilmente pesanti? Completamente in balia della vita e del mondo... siamo arrivati in Madagascar.
La stessa notte abbiamo cercato di sistemare un po' le valigie, suddividendo le cose da portare il giorno dopo per la visita al progetto Alamahady. Il 30 di pomeriggio siamo appunto partiti con il nostro referente, padre dell'ordine dei trinitari. Il 31 abbiamo visitato il carcere ed il progetto del terreno che contribuiamo a coltivare per il sostentamento dei detenuti più denutriti. Nel carcere ci sono 350 uomini, 14 donne e due bambini molto piccoli. Con il nostro referente abbiamo comprato per ogni carcerato una banana ed una baguette; inoltre con l'aiuto del nostro amico Emile, abbiamo tradotto in malgascio delle brevi frasi di incoraggiamento per i detenuti. Così oltre alle banane e alle baguettes, abbiamo consegnato a ciascuno una caramella ed una frase.
Ad Antananarivo avevamo comprato anche una chitarra da regalare ai detenuti. Abbiamo trascorso con loro una giornata un po' diversa, e rimaniamo davvero con la speranza nel cuore che sia stato per loro un momento di sollievo morale e forse di gioia. Per i due bambini abbiamo portato vestiti, caramelle e dei giocattoli che potessero stimolare la loro fantasia e creatività.
Successivamente siamo partiti per la visita al progetto Lavitra ny dia... sei ore di pista per circa 260 chilometri. Qui abbiamo visitato il carcere il 02 settembre con il nostro referente, missionario italiano dell'ordine dei trinitari e con il cappellano nazionale delle carceri del Madagascar. Attualmente in questa prigione ci sono circa 900 uomini, 34 donne e 11 minori. Pur essendo la prigione sovraffollata, c'è una differenza con l'altra, in quanto qui i minori sono separati dagli adulti e la loro sezione è curata da una suora italiana, che svolge un grande lavoro per loro e per i malati del carcere; invece nel progetto Alamahady i giovani trascorrono la giornata con gli adulti e dormono separati nella stanzetta da noi realizzata. Per i detenuti di questo istituto abbiamo regalato e consegnato ad ognuno una caramella ed una frase in malgascio.
Per entrambe le prigioni abbiamo lasciato delle offerte ai nostri referenti: per Alamahady mancava la somma per tre adozioni dei figli dei carcerati e per Lavitra ny dia abbiamo lasciato l'offerta annuale per il sostentamento dei detenuti. Entro dicembre dobbiamo cercare di inviare la somma per la coltivazione del terreno.
La situazione delle prigioni rimane sempre molto critica, soprattutto dopo questi ultimi due anni di crisi del Madagascar: abbiamo trovato purtroppo molti ragazzi in carcere. Giovani che per fame o comunque disperazione hanno commesso dei piccoli furti; non ci sentiamo di giudicare le persone né vogliamo giustificare le loro azioni, ma siamo consapevoli di vivere in due realtà molto diverse, pur essendo uguali in quanto a bisogni, desideri e sogni. Quindi cerchiamo di sostenere quei detenuti che, avendo le famiglie lontane o molto povere, oppure per abbandono dalle famiglie, spesso hanno poco o niente da mangiare. Cerchiamo anche, con il tempo e attraverso i nostri referenti, di instaurare un rapporto con le prigioni che ci permetta di poter svolgere qualche attività all'interno per i detenuti.
Con il cappellano nazionale delle carceri, ad Ambatondrazaka abbiamo visitato un istituto di suore della carità, che accolgono persone con problemi fisici e mentali. Come un amico dice sempre, queste suore hanno una vocazione particolare, notte e giorno a contatto con persone così problematiche... Non si fermano un attimo, sono soltanto in tre e svolgono un lavoro durissimo. In effetti, questo è uno dei luoghi dove si fa più fatica ad entrare, fa un po' male agli occhi e al cuore, perché sono persone che in quei posti non avrebbero nessuna speranza di sopravvivere. Senza entrare nei particolari di ciò che abbiamo visto, pensiamo che solo quella presenza costante che non ci abbandona, possa dar la forza anche a queste suore di andare avanti. Loro hanno trovato un modo di comunicare con queste vite... un occhio che si chiude, un dito che si muove... tutto ha un significato! Abbiamo deciso di lasciare una piccola offerta che alcuni nostri benefattori ci avevano dato da devolvere ai carcerati o altri bisogni del paese.
Tornando da Ambatondrazaka, il 05 settembre, ci siamo fermati a Moramanga per l'incontro con i bambini adottati. Pensate, quella mattina i bambini con le mamme, hanno camminato cinque ore per venire da noi! E' stato anche quello un momento emozionante, perché si trattava dei primi bambini che la nostra associazione ha preso in adozione. Erano presenti cinque bambini, mentre per i tre mancanti era presente la nonna che si occupa di loro. Con i padri trinitari abbiamo chiesto di poter aiutare altri tre bambini.
Dopo Moramanga, breve sosta ad Antananarivo e subito partenza per Tsiroanomandidy, nuova città che non avevamo mai visitato. Qui, ospiti dei trinitari e dove con grande piacere abbiamo rivisto l'ex padre generale dell'ordine, abbiamo visitato il carcere e l'operato dei padri. Abbiamo anche conosciuto, poiché ce ne avevano tanto parlato il vescovo della città. Anche lui è spagnolo, sempre dei trinitari, molto giovane e con un grande carisma... parecchio provato in volto da quel tipo di vita, ma con una grande voglia di non arrendersi. Ha ringraziato tutti i membri dell'associazione per l'aiuto che portiamo al Madagascar.
A Tsiroanomandidy con Emile abbiamo fatto visita anche alle suore trinitarie di Valencia che ogni giorno preparano il pranzo a sessanta bambini poveri della città. Sono due suore ed anche questo è un lavoro impegnativo; abbiamo dato una mano ad apparecchiare e siamo rimasti per il tempo del pranzo. Le suore servono un bel piatto pieno di riso, verdure, carne e fagioli... alcuni bambini ci hanno impressionato perché hanno mangiato due piatti enormi! Anche in questo istituto abbiamo lasciato un piccolo contributo.
Dopo Tsiroanomandidy siamo rientrati ad Antananarivo per due giorni prima di partire per Analaroa con le suore orsoline.
In capitale siamo riusciti ad incontrare per un caffè una signora italiana che lavora con la comunità Sant'Egidio di Roma. Lei abita praticamente in Madagascar e ha aperto una casa famiglia per bambini di strada, vive con loro. E' una persona molto impegnata ed è rimasta contenta di sapere che lavoriamo nelle prigioni; con lei rimarremo in contatto e durante i nostri prossimi soggiorni, vorremo organizzare qualcosa insieme per i detenuti. E' stato un incontro che cercavamo da tanto. Inoltre si occupa anche della liberazione dei detenuti, spesso è impegnata in tribunale. Coincidenza ha voluto anche che fosse sul nostro volo di ritorno, in quanto accompagnava un bambino di tre anni per un'importante operazione al cuore... andata per fortuna bene!
L'11 settembre eravamo in viaggio per Analaroa, ultima tappa del soggiorno. In questa stagione non c'è fango sulla pista, poiché non piove, ma solo molta polvere. Abbiamo impiegato circa quattro ore per arrivare. Nell'istituto ci sono attualmente sessantasette bambini con problemi legati alla malnutrizione, ma vi possiamo assicurare che ogni giorno ne arrivava uno ed una nuova emergenza era da fronteggiare. Come sempre siamo rimasti impressionati dal lavoro e dall'ingegno delle suore e dei collaboratori dell'istituto: si inventano di tutto per accogliere e salvare più bambini possibili! E' purtroppo vero però che a volte sono costrette a prendere decisioni molto difficili, anche loro a volte devono dire di no. E credetemi, non perché loro vivono lì e sono abituate a vedere di tutto, non ne soffrono; anzi loro che hanno avuto possibilità di studiare, vedere altre cose e rendersi conto che c'è qualcos'altro oltre alla quotidiana sopravvivenza, forse ne soffrono più di noi. Nell'istituto abbiamo potuto anche incontrare due bambini che avevamo contribuito ad operare: Tanjona, operato a maggio e Nilaina, la bambina che camminava piegata in due aiutandosi con le mani. Anche qui abbiamo lasciato il contributo per un'altra operazione, la nuova bambina si chiama Alice ed ha sette anni; ha un grave problema ai piedi, che sono girati all'interno, quindi cammina sulla parte laterale. Inoltre con le suore orsoline abbiamo chiesto di sostenere a distanza quattro bambini.
Così si conclude una nuova ed indimenticabile esperienza. Esperienza che ci apre ad una nuova visione della vita: una grande avventura piena di gioia, amore, incomprensioni, paure ed emozioni forti. Avventura che non smette mai di farci maturare e capire come sempre che la realtà non è solo quella che noi viviamo... avventura che ci consente di accettare un po' di più gli altri nelle loro diversità.
La situazione che abbiamo trovato in Madagascar, è di generale peggioramento delle condizioni di vita; per le strade, soprattutto della capitale, si vede ogni genere di situazione che fa veramente male agli occhi osservare. Io sono stata pochi giorni, è la quarta volta che ci vado, ed ogni volta è davvero uno stravolgimento della realtà. Per quanto pesante da ricordare ed accettare, penso che ogni essere umano, a meno che non abbia una forza particolare, faccia molta fatica a mantenersi vivo, dignitoso e speranzoso in quella realtà.
Noi, dalla nostra, facciamo quello che possiamo in base alle nostre possibilità, siamo anche noi persone che a volte faticano per andare avanti. Ma ci sentiamo molto più fortunati rispetto a tante altre persone nel mondo, che davvero lottano per la sopravvivenza quotidiana e, che spesso, non hanno colpe per la situazione in cui vivono.
Io credo in un aiuto che sia, oltre necessariamente materiale, anche di sostegno morale. Credo in uno scambio reciproco, perché in Madagascar le persone non sono solo da aiutare, sono da conoscere e capire e noi possiamo trarne un grande arricchimento interiore.
Mi fa piacere condividere infine con voi due momenti che ho vissuto, secondo me, pieni di dolcezza. Il primo riguarda un detenuto, che tra le mille cose che poteva chiedere, ha espresso il desiderio di essere battezzato. Il secondo momento è l'immagine impressa nella mente di una bambina molto piccola e magra, alla mensa delle suore trinitarie a Tsiroanomandidy, che prima di mangiarsi due piatti enormi di riso, pregava tenendo gli occhi chiusi e le mani vicino al viso. Ho pensato che la preghiera di quella bambina, pura e vera, sarà arrivata velocissima a destinazione!

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